Gli Psicofarmaci

DR. Marco bianchini

Gli Psicofarmaci

Con il termine generico di psicofarmaci vengono intesi tutti quei principi attivi che agiscono a livello del Sistema Nervoso Centrale (SNC), modulando la comunicazione tra le cellule del nostro cervello, i neuroni, tramite la regolazione dei neurotrasmettitori (es. Serotonina, Dopamina, Noradrenalina, acido-γ-amminobutirrico -GABA-).

Le principali categorie di psicofarmaci sono quattro:

  1. Ansiolitici/Sedativi Minori/Ipnoinducenti
  2. Antidepressivi
  3. Antipsicotici/Neurolettici/Sedativi Maggiori
  4. Stabilizzatori del Tono dell’Umore

DR. Marco bianchini

Ansiolitici

I farmaci ansiolitici trovano impiego nel trattamento dei disturbi d’ansia di vario genere. Poiché si ritiene che i disturbi ansiosi siano legati a neurotrasmettitori quali il GABA, la serotonina e la noradrenalina, i farmaci ansiolitici vanno ad agire a livello dei sopracitati neurotrasmettitori. Fanno parte di questa categoria di farmaci anche i sedativi-ipnotici  (psicofarmaci utilizzati nel trattamento dell’insonnia), i cosiddetti “farmaci per dormire” o sonniferi. Generalmente, l’effetto ipnoinducente è dose-dipendenti, cioè dipende dalla quantità di farmaco somministrato: a basse dosi, questi farmaci riducono l’ansia (effetto ansiolitico) a dosi maggiori, inducono il sonno (effetto ipnoinducente). L’effetti collaterali più diffusi con questa categoria di farmaci sono l’eccessiva sedazione diurna, la difficoltà di concentrazione ed il rischio elevato di abuso e dipendenza (se non assunti sotto stretto monitoraggio medico).

Gli ansiolitici a loro volta si dividono in:

BENZODIAZEPINE: sono farmaci utilizzati per il trattamento sintomatico dell’ansia ed esplicano la loro attività attraverso il potenziamento del neurotrasmettitore GABA.  Fra le varie benzodiazepine più utilizzate ricordiamo il Diazepam (Valium®), l’Alprazolam (Xanax®) e il Lorazepam (Tavor®) e il Bromazepam (Lexotan ®), il Flurazepam (Flunox® o Dalmadorm®), il Triazolam (Halcion® o Songar®), il Lormetazepam (Minias®) ed il Clonazepam (Rivotril®).

Ricordiamo anche principi attivi simili alle benzodiazepine principalmente utilizzati per favorire il sonno come lo Zolpidem (Stilnox®), lo Zopiclone (Imovane®) e lo Zaleplon (Sonata®).

AGONISTI PARZIALI DEI RECETTORI PER LA SEROTONINA: sono farmaci utilizzati per il trattamento sintomatico dell’ansia ed esplicano la loro attività attraverso la modulazione della serotonina (recettore 5-HT1A). Fra i principi attivi di questa classe di farmaci troviamo il Buspirone (Axoren® o Buspar®).

BETA-BLOCCANTI: non vengono utilizzati per il trattamento dell’ansia in sé, quanto per diminuirne i sintomi come tachicardia, tremori e palpitazioni. Fra i principi attivi più conosciuti troviamo il propranololo (Inderal®). Sono più utilizzati per problematiche cardiocircolatorie come profilassi post infartuale, controllo dell’ipertensione arteriosa, controllo delle aritmie cardiache e profilassi dell’emicrania. Trovano anche impiego nel curare l’acatisia (irrequietezza motoria ovvero sensazione di non trovare una posizione dove rilassare le gambe che continuano ad essere spostate-fenomeno del marciare sul posto-) possibile effetto collaterale dei farmaci neurolettici specialmente di prima generazione ed impiegati a dosaggio elevato.

ANTIEPILETTICI: in particolare il Pregabalin (Lyrica®) è utilizzato, oltre che come antiepilettico e per il trattamento del dolore neuropatico centrale o periferico, per trattare il disturbo da ansia generalizzato e come blando stabilizzatore del tono dell’umore.

DR. Marco bianchini

Antidepressivi

Gli antidepressivi sono psicofarmaci nati per il trattamento dei disturbi dell’umore, quali la Depressione maggiore e la Depressione Bipolare (fase depressiva del disturbo bipolare), ma successivamente si è allargato il loro impiego per il trattamento di altri disturbi psichiatrici come alcune forme di dolore (dolore neuropatico, cefalea)  nei disturbi d’ansia (es. Disturbo da attacchi di Panico, Ansia Generalizzata, Disturbo Ossessivo-Compulsivo) e nei Disturbi del Comportamento Alimentare.

Gli psicofarmaci ad azione antidepressiva esplicano la loro attività sostanzialmente attraverso la modulazione della neurotrasmissione che coinvolge alcuni neurotrasmettitori chiave, quali la Serotonina, la Noradrenalina e la Dopamina.  L’effetti collaterali più diffusi con questa categoria di farmaci sono l’aumento dell’appetito, le disfunzioni sessuali, la stitichezza e la sedazione diurna.

Gli antidepressivi possono essere classificati in:

ANTIDEPRESSIVI TRICICLICI (TCA): ad oggi questi farmaci trovano impiego solo nei casi di depressione resistente, poiché possono causare potenzialmente più effetti collaterali di altri farmaci antidepressivi più recenti. Alcuni principi attivi di questa categoria sono ad esempio la Clomipramina (Anafranil®) e l’Amitriptilina (Laroxil®).

INIBITORI SELETTIVI DELLA RICPTAZIONE DELLA SEROTONINA (SSRI): questi psicofarmaci si orientano quasi esclusivamente nel modulare la trasmissione del neurotrasmettitore Serotonina. A questo gruppo appartengono principi attivi come la Fluoxetina (Prozac®), la Sertralina (Zoloft®), la Paroxetina (Sereupin® o Daparox®), l’Escitalopram (Cipralex®) e la Fluvoxamina (Fevarin®).

INIBITORI DELLA RICAPTAZIONE DELLA SEROTONINA E NORADRENALINA (SNRI): hanno un meccanismo d’azione che si concentra principalmente nella modulazione della Serotonina e della Noradrenalina. I principi attivi più utilizzati sono la Venlafaxina (Efexor® o Zarelis®) e la Duloxetina (Cymbalta®).

INIBITORI DELLA RICAPTAZIONE DELLA DOPAMINA E NORADRENALINA (DNRI): gli antidepressivi appartenenti a questo gruppo modulano soprattutto la trasmissione dopaminergica e, in misura inferiore, anche quella noradrenergica. Fra questi principi attivi, ricordiamo il Bupropione (Wellbutrin ®, Elontril®).

INIBITORI SELETTIVI DELLA RICAPTAZIONE DELLA NORADRENALINA (NARI): i principi attivi appartenenti a questo gruppo aumentano selettivamente la neurotrasmissione che coinvolge la Noradrenalina. Fra questi ricordiamo la Reboxetina (Edronax®).

MODULATORI DELLA TRASMISSIONE NORADRENERGICA E SEROTONINERGICA (NASSA): questo tipo di psicofarmaci esplica la sua azione antidepressiva aumentando il segnale di Noradrenalina e Serotonina. Fra i principi attivi appartenenti a questo gruppo ricordiamo la Mirtazapina (Remeron®).

MODULATORI E STIMOLATORI DELLA SEROTONINA: appartiene a questa categoria il principio attivo della Vortioxetina (Brintellix®).

DR. Marco bianchini

Antipsicotici/Neurolettici/Sedativi maggiori

I Neurolettici sono psicofarmaci impiegati nel trattamento delle diverse forme di psicosi (Schizofrenia, Disturbo Bipolare ecc) ed in generale le forme di agitazione così intense da non essere controllate con i farmaci ansiolitici minori; inoltre, alcune sottocategorie di farmaci neurolettici hanno anche una funzione di regolazione del tono dell’umore (vengono quindi utilizzati in alcune forme di depressione -Depressione Bipolare e Depressione resistente-). La maggior parte dei farmaci antipsicotici agisce modulando la trasmissione che utilizza come neurotrasmettitore la dopamina ed in minor parte influenzando la trasmissione legata ai neurotrasmettitori Serotonina e Noradrenalina.

Gli antipsicotici possono essere classificati in funzione della loro “scoperta” in antipsicotici di prima e di seconda generazione:

FARMACI ANTIPSICOTICI DI PRIMA GENERAZIONE: appartengono a questo gruppo principi attivi come la Perfenazina (Trilafon®) e la Clorpromazina (Largactil®, Prozin®), l’Aloperidolo (Serenase®) e l’Amisulpride (Solian®). Gli effetti collaterali più diffusi degli antipsicotici di prima generazione sono l’eccessiva sedazione e gli effetti extrapiramidali (tremore agli arti -parkinsonismo- , rigidità muscolare e sensazione di irrequitezza motoria -acatasia-).

FARMACI ANTIPSICOTICI DI SECONDA GENERAZIONE: appartegono a questo gruppo la Clozapina (Leponex®), la Quetiapina (Seroquel®), l’Olanzapina (Zyprexa®), il Risperidone, l’Aripiprazolo (Abilify®), il Lurasidone (Latuda®) e la Cariprazina (Reagila®). Gli effetti collaterali più diffusi degli antipsicotici di seconda generazione sono in misura minore gli effetti sedativi e di tipo extrapiramidale, mentre risultano maggiormente presenti gli effetti sul metabolismo (tendenza a sviluppare sovrappeso a causa dell’aumento dell’appetito e di conseguenza problemi di Diabete, Ipercolesterolemia, Ipertrigliceridemia).

Per tali motivi questa categoria di farmaci deve essere utilizzata solo sotto un costante e attento monitoraggio da parte del medico specialista psichiatra.

DR. Marco bianchini

Stabilizzatori dell'umore

Gli stabilizzatori del tono dell’umore racchiudono un insieme di principi attivi legati a categorie farmacologiche differenti, principalmente appartenenti alla categoria dei farmaci antiepilettici, che clinicamente hanno dato prova di avere un effetto di stabilizzazione dell’umore: intervengono nel trattamento delle fasi di scompenso maniacale (effetto antimaniacale) e di protezione dei viraggi depressivi nel disturbo Bipolare. Questi farmaci hanno poi trovato impiego clinico anche in alcune altre forme di disagio psichiatrico tra i quali i Disturbi Depressivo Maggiore resistente, i Disturbi di Personalità, i Disturbi del Comportamento Alimentare e nonché in alcune sindromi caratterizzate da dolore cronico (es. Nevralgia del Trigemino, Neuropatia Diabetica).

Al gruppo degli psicofarmaci stabilizzatori del tono dell’umore appartiene il Litio Carbonato (Carbolithium®), il Valproato di sodio (Depakin®), la Lamotrigina (Lamictal®) e la Carbamazepina (Tegretol®). Anche i farmaci antipsicotici di seconda generazione vengono impiegati come stabilizzatori del tono dell’umore per le loro caratteristiche farmacologiche.

DR. Marco bianchini

Alcune considerazioni generali sugli psicofarmaci: alleati o nemici?

Per i motivi sovraesposti gli psicofarmaci trovano impiego in tutte le patologie psichiatriche, ogni volta che il dolore psicologico diventa intollerabile, sia esso ansia, tristezza angoscia o altro. Uno studio attento del caso, dei problemi, dei punti di forza e della condizione di salute generale specifica, permetterà di fare la scelta terapeutica più appropriata.

Tornando al tema dell’assunzione degli psicofarmaci (come della maggior parte degli altri farmaci), ricordiamoci come, per fortuna la maggior parte dei pazienti sperimenti i benefici del trattamento senza incorrere negli effetti collaterali dei farmaci stessi. Pensiamo a quante volte abbiamo assunto un antibiotico per una bronchite o un antidolorifico per un mal di testa: pur riportando il foglietto illustrativo di questi farmaci effetti collaterali anche potenzialmente molto gravi, il numero di casi in cui questi si verificano resta per fortuna irrisorio, rispetto al numero di persone che utilizzano questi farmaci con pieno beneficio.

Tuttavia è esperienza comune sentire un certo disagio all’idea di assumere una sostanza che andrà ad agire nel nostro cervello, come succede quando si assume uno psicofoarmaco: subentrano pensieri automatici quali “non sarò più io”, “mi cambierà la personalità ed i pensieri”, “non potrò più smettere la cura”. A tal proposito vorrei specificare che i farmaci in questione non fanno cambiare personalità, semmai riportano quella lucidità che è stata persa a causa della sofferenza psicologica e delle emozioni negative troppo intense che sono state provate.

Rispetto alla durata delle cure e del mantenimento dei benefici anche successivamente all’interruzione della terapia farmacologica, è importante sottolineare come i trattamenti farmacologici con psicofarmaci debbano essere continuati finché c’è bisogno (ogni caso fa storia a sé, ma ci sono durate minime clinicamente importanti da rispettare), sotto controllo di un medico psichiatra di tua fiducia, con il quale ci si possa confrontare rispetto a dubbi, preoccupazioni ed eventuali effetti collaterali sperimentati, in maniera continuativa, così da non avvertire inutili ostacoli alla cura ed ulteriore fonti di sofferenza.

Ma tornando al problema degli effetti collaterali, purtroppo questi possono presentarsi e si sa che possono comportare un certo peso per chi è già provato dal problema che l’ha ha portato a chiedere aiuto.

Ancora una volta sarà la possibilità di un confronto con il medico psichiatra di tua fiducia a risolvere la situazione: decideremo assieme se vista la gravità dell’effetto collaterale, rispetto ai benefici raggiunti varrà la pena di essere tollerato adottando qualche strategia o richiederà una modifica della cura.

Quello che ti assicuro è che c’è sempre una soluzione e troveremo assieme quella giusta nel tuo caso.

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Puoi prenotare una prima chiamata gratuita direttamente con me. In questa breve chiamata potrai espormi in tutta tranquillità e sicurezza tutto ciò che riterrai importante e che secondo te io debba sapere.

Alla fine della chiamata saprò dirti se potrò aiutarti e tu deciderai se fissare il primo appuntamento durante il quale ci conosceremo e inizieremo il nostro percorso di cambiamento.

Marco Bianchini psichiatra a Modena e Reggio Emilia

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